Il significato non è nelle tue parole

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Spieghi qualcosa, sei convinto di essere stato chiaro, e l’altro reagisce in un modo che non ti aspettavi. Il problema, quasi mai, è nella parola che hai usato: è in qualcosa che non hai mai imparato a guardare.

Una sera dici a una persona a cui vuoi bene tre parole semplici: «non importa, lascia stare». Per te significano: rilassati, non c’è nulla di urgente. Lei sente un giudizio. Stesse tre parole, due significati opposti. E nessuno dei due se ne sta accorgendo.

La storia che ti racconti senza saperlo

Quasi tutti portiamo dentro un’idea semplice: «se ho parlato chiaro, mi hanno capito; se non mi hanno capito, è un loro problema». Funziona finché parli con qualcuno che ha la tua stessa storia. Ma quando hai davanti una persona che ha vissuto qualcosa di diverso da te, quella storia smette di funzionare, e quasi sempre non te ne accorgi: alzi la voce, ripeti, riformuli, convinto che il problema sia di chiarezza. Non lo è. Stai parlando a una mappa che non hai mai guardato.

Cosa è davvero il significato

Quando dici qualcosa mandi un segno: una parola, un tono, un gesto. Quel segno è il contenitore, non il contenuto. Il significato non viaggia dentro il segno: lo costruisce chi riceve, dentro di sé, sulla base di quello che già sa e di come si sente. Vuoi una prova? Chiedi a tre persone diverse cosa significa, per loro, la parola «amore». Avrai tre risposte diverse: la parola è la stessa, il significato no.

Ognuno traccia la sua mappa

Ogni volta che ricevi un messaggio non lo ricevi puro: lo ricostruisci. La tua mente confronta quello che hai sentito con quello che hai già dentro, esperienze, paure, aspettative, e disegna una mappa di significato. Quella mappa è tua, non è del messaggio. Per questo due persone ascoltano la stessa frase e tornano a casa con due verità diverse, senza che nessuna sbagli.

Il primo passo è vederlo

Niente di tutto questo si risolve con una tecnica, non ancora. Si risolve vedendolo: accorgerti che finora hai comunicato dando per scontato che il significato fosse dentro le tue parole. Non è un’accusa, è una constatazione, e cambia tutto. Da qui in poi, quando l’altro reagisce in un modo che non ti aspetti, prima di alzare la voce fermati un secondo e chiediti: «che mappa sta usando, in questo momento, per leggere quello che ho appena detto?».

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Il 7%: perché le tue parole, non bastano

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